È da molto che voglio scrivere queste righe ma qualcosa dentro me ha posto un blocco che ora finalmente ho rimosso.
Voglio raccontare un fatto accadutomi durante le vacanze estive di due anni addietro, al ritorno dalla Croazia, attraverso la Slovenia e quindi la visita dell'Austria.
Mentre, dopo aver varcato il confine Sloveno mi dirigevo con la famiglia in direzione Graz, attraversando quella bellissima regione che è la Karinzia, alcuni pensieri mi sono venuti alla mente. Mi sono ricordato che mio padre il mio grande vecchio, ora deceduto, quando ero ragazzo mi raccontava quello che spesso i libri di storia non hanno, volutamente o non volutamente, messo sufficientemente in rilievo in merito alle stragi compiute dai nazisti nei campi di sterminio.
|
 |
|
Così, dopo aver visitato Graz, puntando su Linz mi è venuto in mente che vicino a quella città oltre alla conosciuta fabbrica Stayer produttrice internazionale di attrezzi da lavoro, motori etc, era stato eretto un campo di sterminio, quello di Mauthausen. Tra l'altro alla Stayer, durante il periodo del conflitto hanno lavorato come schiavi e sono stati gravemente vessati molti italiani.
Credetemi, ne avevo sentito parlare, ma ancora oggi scrivendo queste parole mi vengono le lacrime agli occhi. |
Dopo aver visitato la bellissima e linda città di Linz, ho cercato le indicazioni per il lager dopo circa 10 Km il faticando parecchio ho visto uno striminzito cartello riportante la scritta KZ LAGER e null'altro. La strada tutta in salita attraversa bellissimi prati dando la sensazione di luoghi bucolici e di tutto riposo. Pensate a quei poveretti percorrevano a piedi dalla stazione già stanchi e sfiniti quei quattro o cinque km di salita per poi finire come la canzone dei Nomadi intitolata "Auswhiz" ci ricorda……"ad Auswihiz c'era la neve ed io ero nel vento…"
Primadi arrancare con il mio camper per quella salita mi sono chiesto se era giusto interrompere per giornate spensierate per portare i miei a vedere cosa gli uomini sono stati capaci di fare. Ebbene, ho ritenuto che anche i miei figli dovessero prendere coscienza di quale e quante inaudite cattiverie l'uomo è capace e che non sempre la vita ti regala quello che speri, anzi, spesso ti cancella d'acchitto tutti gli orizzonti che ti eri prefissato. |
Giunti sul piazzale antistante il campo (Lager in tedesco; ricordate la famosa marca di birra LAGER?, di campo appunto) le alte mura, possenti nella loro ingegneristica costruzione, offrono a prima vista l'impressione di un qualcosa edificato per custodire terribili segreti, stridendo con il paesaggio circostante.
Mia moglie rifiuta d'entrare e aspetta nell'autocaravan. La posso capire, la sua particolare sensibilità le impedisce l'accesso. Comunque entriamo dopo aver pagato regolare biglietto, senza chieder una guida e tentando un percorso a casaccio (a proposito, non abbiamo visto auto con targa tedesca). Iniziamo guardandoci attorno spaesati, osserviamo le torrette severe che dominavano il campo dalle quali i mitraglieri avrebbero comunque impedito la fuga a chiunque, poi seguiamo altri visitatori e finiamo davanti ad una porta sulla quale una scritta ci lascia molto impressionati e che non vado a tradurre "GAZ KAMMER". La porta è chiusa cosicchè proseguiamo la visita entrando in un'altra porta sulla quale un'altra scritta sinistra dice "KREMATORIUM".Da questomomento, siamo in un sotterraneo, le voci dei turisti si attenuano talmente che ci circonda un silenzio irreale; siamo in uno stanzone quasi buio e proseguiamo la visita. Una porta rivestita come quelle che si trovano sul retro delle nostre macellerie rivela sinistramente che lì dentro si conservavano i cadaveri degli assassinati (come dice anche il cartello plurilingue). Veramente il cartello riportava la scritta giustiziati. Una italica mano con tratto di pennarello nero ha provveduto a correggere la scritta in ASSASSINATI. |
In un'altra stanza spiccano degli anelli di ferro appesi ad un trave che servivano per impiccagioni; un muro con dei fori all'altezza della testa di un uomo dove da dietro un aguzzino sparava e uccideva la vittima posta diligentemente sull'attenti.
Ancora qualche metro e qui il silenzio diventa surreale; dietro noi nessuno più parla. Alcuni in ginocchio e pregano, altri come noi si fanno semplicemente il segno della croce, stringo a me mio figlio Ilario, altri si abbracciano forte e piangono.
Davanti a noi il forno crematorio. Se non si trovasse dove si trova si potrebbe dire con irriverenza che assomiglia ad un forno per la pizza, così ben costruito con i mattoni a vista rossi, il suo lungo camino, il tutto per una perfetta efficienza davvero teutonica; davanti è posata la barella che serviva per farvi entrare i cadaveri.
Sono rimasto un momento pensoso chiedendomi se era giusto che scattassi alcune fotografie dei luoghi e cose, subito mi sono detto di no, poi ho pensato che un giorno i miei nipoti avrebbero potuto comprendere; così mi sono lasciato andare e ho riportato alcune immagini che conservo gelosamente.
Si prosegue un poco attoniti e si giunge in uno stanzone molto grande dove si trovano ben due altri forni gemellati. Evidentemente la macchina bellica dei germani pretendeva una produzione molto elevata. Al muro sono appesi ex voto di persone che si sono salvate dal massacro e che hanno voluto così non fare dimenticare questa immane tragedia. Alcuni sonodella provincia di Torino. Si può evincere che non erano solo gli ebrei a entrare nei forni ma anche gitani, cristiani, oppositori politici al regime di varie nazionalità, militari polacchi che hanno resistito all'entrata delle truppe naziste nel loro paese, musulmani, omosessuali e anche disabili che non erano considerati degni di vivere nel Reich Ariano.
Ci sono poi delle sale che fungevano da infermeria o meglio erano addette a laboratorio dove alcuni criminali compivano esperimenti sul genere umano, uno dei quali consisteva nell'iniettare benzina nelle vene dei queste persone e attendere la loro morte rilevando la loro resistenza, cronometrando il tempo.
Credo che a questo punto qualsiasi uomo, di qualsiasi fede si senta per un attimo smarrito; io stringendomi ai figli ho proseguito la visita perché volevo sapere tutto…..
Ho pensato "papà avevi ragione quando mi parlavi dei tuoi amici scomparsi nei lager nazisti" quali Auswhiz, Buchenwald, Gosen etc. |
Infine la visita al museo dove nelleteche di vetro sono conservate le divise a strisce dei prigionieri, alcune con la gialla stella di Davide (Juden), occhiali, dentiere, anelli, portafogli e tanti altri effetti personali. La sala cinematografica proietta poi un resoconto filmato della vita del Lager, fin dalla sua costruzione e, dalle interviste a uomini anziani che allora erano bambini si evince che nessuno in quella zona ha mai saputo cosa succedesse li dentro. Mah, forse……………però quando dal cielo pioveva fuliggine che fuliggine non era……………(nel vento……..)……
Per ultimo abbiamo visitato i dormitori, se così si possono definire, dove centinaia di persone erano accatastate su letti (eufemismo) di legno e potevano disporre peri bisogni corporali una o due vasi alla turca. Poi vi erano per tutti un paio di lavabo con acqua fredda o gelata.
Però i tedeschi trattavano bene i loro morti, come si vede dal cimitero conservato intatto destinato al personale del campo, un'area linda con l'erba curata e tante croci bianchissime.
|
La visita è durata circa due ore e siamo usciti con animo pesante, nessuno di noi aveva voglia di parlare.
Con mia moglie abbiamo deciso di partire subito e appena dopo la discesa abbiamo incontrato due di simpaticissimi toscani che come noi hanno visitato il Lager e anche loro sono rimasti molto impressionati. Siamo poi ripartiti tutti e tre per il prosieguo delle vacanze.
|
Concludo dicendo che è piu' che mai opportuno che le scuole invece di portare gli allievi a gite solo turistiche pensino anche a far toccare loro con mano quanto la storia abbastanza recente ci ha lasciato in eredità cosicché capiscano concretamente che esiste una separazione tra il bene ed il male. |
|
 |